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Commento settimanale dell’22 maggio 2017

a cura di Marc Craquelin – Chief Investment Officer

E pensare che la settimana era iniziata in modalità risk-on. Martedì 16 maggio, sulla scorta delle prospettive francesi ed europee, gli investitori si precipitavano per prestare alla Francia a 30 anni. A fronte di 31 miliardi richiesti ne sono finalmente stati aggiudicati 7, al 2%. Dimostrazione di grande entusiasmo! Forte è stata anche la richiesta di sottoscrizioni per gli emittenti più difficili: 2,4 miliardi richiesti per l’obbligazione Rallye a 5 anni, di cui 350 milioni allocati al 4,37%. Chi mai ci avrebbe pensato solo un anno fa, quando la casa madre di Casino si rifinanziava a stento. Abbiamo passato la mano e stiamo aspettando momenti di minor entusiasmo sui mercati per i nostri acquisti obbligazionari.

Mercoledì gli investitori si rimettevano a correre ma, questa volta, in modalità “si salvi chi può”. Le difficoltà del presidente americano e la possibilità di una procedura di impeachment comportavano una flessione degli indici americani ed europei del 2% circa. Da tanto tempo ormai non si assisteva a un ribasso del 2% in un solo giorno. Il VIX, pericolosamente assopito attorno a 10, riprendeva 5 punti in una sola seduta.

Per accrescere la dose di stress nascente, l’indomani poi scoppiava la questione tangenti a minacciare il presidente brasiliano Michel Temer.

Mentre il Brasile sembrava incamminarsi sulla via delle riforme nasce una crisi politica … Ne consegue una forte pressione sul real (che perde il 4% nel corso della settimana) e in minor misura su tutti gli asset emergenti.

Allontaniamoci però dal continente americano e dai suoi sussulti politici per sottolineare il miglioramento duraturo della situazione in Giappone. Da un anno ormai si parla meno degli Abenomics, anche se hanno finalmente prodotto effetti tangibili …. Il Giappone ha appena inanellato il quinto trimestre di crescita e sembra avviato su un ritmo di crescita annuo vicino al 2%.

L’attualità politica rimarrà decisiva nei prossimi giorni: se dovesse precisarsi la probabilità di impeachment i mercati rimarrebbero comunque sotto pressione, anche se tutto sommato il vice-presidente sarebbe maggiormente apprezzato dagli investitori rispetto all’imprevedibile Donald Trump.

Al di là tuttavia di questo elemento scatenante il violento rimbalzo del VIX, la scorsa settimana, è un “wake-up call”. I mercati sono cari, questo bull market americano è il secondo più lungo ormai della storia e gli indici hanno talvolta bisogno di consolidare.