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Commento settimanale del 18 settembre 2017

a cura di Marc Craquelin – Chief Investment Officer

Il rinnovato appetito per il rischio ha contribuito la scorsa settimana al netto rimbalzo dei mercati azionari.

Il fatto saliente della settimana, altrimenti poco densa sul piano macroeconomico, è stato la pubblicazione degli indici dei prezzi in Europa e negli Stati Uniti. All’interno dell’Eurozona, i dati definitivi sull’andamento dei prezzi al consumo per il mese di agosto si rivelano perfettamente in linea sulle attese in Germania, Francia e Spagna, anticipando quelli di tutta l’area. I dati evidenziano un miglioramento e l’incremento dell’inflazione nell’Eurozona, benché moderato, è inconfutabile. Negli Stati Uniti, ad agosto, i prezzi al consumo sono cresciuti un po’ di più del previsto determinando una risalita delle previsioni di un aumento dei tassi della FED (la probabilità di un rialzo durante la riunione di dicembre è passata dal 35% appena all’inizio della settimana a oltre il 45% venerdì) e, quindi, dei tassi a lungo termine. Il 10 anni americano chiude quindi la settimana al 2,198%, contro il 2,051% venerdì scorso.

Altri fatti importanti meritano di essere segnalati sull’altra sponda dell’Atlantico. Innanzitutto, dopo l’accordo intervenuto la scorsa settimana sull’innalzamento del tetto del debito, il presidente Donald Trump ha trovato un nuovo terreno di intesa con i Democratici, questa volta in materia di immigrazione. L’accordo, benché parziale, riflette chiaramente la volontà della Casa Bianca di cambiare strategia e di privilegiare le intese bipartisan per giungere, infine, a implementare – in parte almeno –  le riforme promesse. I dati pubblicati venerdì sono però contrastati, evidenziando nuovamente il palese disallineamento tra quelli riportati dalle indagini e i «dati reali». E così, la fiducia dei consumatori (misurata dall’Università del Michigan) e dei dirigenti del settore manifatturiero (da Empire Manufacturing) si rivela ampiamente al di sopra delle aspettative, mentre le vendite al dettaglio e la produzione industriale hanno deluso in maniera significativa.

Sono stati altrettanto deludenti i dati cinesi pubblicati mercoledì relativi non solo alle vendite al dettaglio ma anche alla crescita della produzione industriale, che registra il ritmo più basso da gennaio.

La settimana in corso sarà all’insegna della riunione della FED, martedì e mercoledì, al termine della quale la Banca Centrale dovrebbe fornire alcune precisazioni sulla sua strategia di riduzione della dimensione del bilancio.