L’argomento della settimana del 19 febbraio: Urgente aspettare?

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L’argomento della settimana del 19 febbraio: Urgente aspettare?

a cura di Olivier de Berranger – Chief Investment Officer

Negli Stati Uniti, la stagione delle pubblicazioni sta giungendo al termine con 400 società circa del S&P 500 che hanno già provveduto a comunicare i loro risultati. E’ tempo di bilanci! Come sempre, e nonostante la maturità del ciclo economico sull’altra sponda dell’Atlantico, le aziende americane hanno ampiamente battuto il consensus: i fatturati superano le attese nel 78% dei casi e la percentuale di sorprese positive rispetto ai risultati nell’80%.

 
L’interpretazione di questi risultati si rivela però delicata a causa soprattutto della riforma fiscale che interferisce nella lettura dei dati sotto il profilo contabile. La riforma, poi, ha sortito un impatto negativo sui bilanci di molte società. In effetti, i tagli fiscali annunciati sono stati in parte compensati dalla cancellazione di alcuni crediti d’imposta che hanno così costretto parecchie società ad accantonare. Tra l’altro, sono in molte ad aver già contabilizzato l’imposta sugli utili all’estero che saranno rimpatriati all’inizio di quest’anno.

 
A prescindere dai tecnicismi, la riforma fiscale ha indotto gli analisti a rivedere pesantemente al rialzo le previsioni per il 2018, portando il rapporto tra revisioni al rialzo e al ribasso a un massimo storico. Ma, più che altro, genera una domanda di merito: tra risparmi fiscali e rimpatrio degli utili, le aziende potranno disporre di un’ingente manna finanziaria. Quale uso farne? Quattro sono le possibilità: aumenti salariali, ridistribuzione a vantaggio degli azionisti, miglioramento dei bilanci (rimborso del debito) e investimenti. Se, in gran parte, gli aumenti salariali ci sono stati, l’incertezza permane sugli altri punti.

 
E’ stato a lungo privilegiato il ritorno agli azionisti, in particolare attraverso il buyback. Anche se ipotizzabili, altre ridistribuzioni degli utili potrebbero non essere massicce. Qualche azienda ha annunciato di voler investire di più negli Stati Uniti, come ExxonMobil, JP Morgan o Apple, che intende aprire un secondo campus. Quest’ultima si è del resto dichiarata poco incline al pagamento di un dividendo straordinario ma intenzionata piuttosto a riscattare una quota importante del suo debito obbligazionario (Md$ 100). Anche altre società potrebbero prediligere questa soluzione.

 
Una certa vaghezza permane nella comunicazione aziendale. Se la fiducia traspare dai discorsi dei dirigenti, gli annunci concreti sono piuttosto rari. Ed è forse questa prudenza a spiegare i rischi di surriscaldamento indotti dall’implementazione di un piano di rilancio di bilancio in un’economia ai punti massimi del ciclo. Con gli effetti degli annunci ormai alle spalle sembra che per i capi azienda americani sia urgente aspettare.