Bis repetita

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L’argomento della settimana del 9 luglio

a cura di Olivier de Berranger – Chief Investment Officer

Un susseguirsi di settimane perfettamente identiche, caratterizzate da mercati nervosi e da una guerra commerciale al centro di ogni attenzione. In questo contesto pochi rumor riescono a scatenare movimenti non indifferenti.

All’inizio della scorsa settimana i mercati erano nuovamente scesi dopo che l’Unione europea, in risposta agli attacchi americani, aveva minacciato di voler assoggettare 294 miliardi di dollari di prodotti americani a dazi. Il Segretario americano al Tesoro dichiarava poi, infondendo una certa tranquillità, di voler soffocare sul nascere le voci secondo cui Donald Trump intenderebbe far uscire gli Stati Uniti dall’OMC. Lo stesso Presidente americano affermava, infatti, che gli Stati Uniti non avevano “per ora” previsto “nulla”. Giovedì si osservava un netto rimbalzo sui mercati sostenuti da alcune voci secondo cui, stando all’ambasciatore statunitense in Germania, Donald Trump potrebbe sospendere le minacce di dazi sui veicoli europei in cambio della cancellazione di quelli applicati dall’UE sui veicoli americani. In effetti, i veicoli europei importati negli Stati Uniti sono tassati al 2,5% mentre quelli americani che entrano in territorio europeo lo sono al 10%. La Cancelliera tedesca, Angela Merkel, si dichiarava pronta a negoziare una riduzione delle tariffe doganali anche se la sua posizione non è condivisa dagli altri paesi europei, tra cui la Francia. Finalmente sono tutte voci, solo dichiarazioni, mentre i fatti concreti non hanno, paradossalmente, suscitato altrettante reazioni.

Da un lato, oltre alla fiducia riposta nelle prospettive di crescita e a un tono complessivamente più hawkish, i verbali della Fed hanno soprattutto rivelato che i membri del FOMC avevano discusso degli impatti della guerra commerciale. Come riferito da alcuni membri i loro contatti nel settore dell’alluminio e dell’acciaio sarebbero pronti ad aumentare i prezzi di vendita per compensare i nuovi dazi ma non a investire in capacità produttive. Lo scenario non sarebbe entusiasmante dato che significherebbe importare inflazione senza incrementare il potenziale di crescita.

Dall’altro, è stata annunciata venerdì scorso l’entrata in vigore di dazi americani pari al 25% su 34 miliardi di importazioni cinesi cui è seguita una replica cinese della stessa portata. E’ pur vero che i mercati l’avevano scontato ma era lecito aspettarsi l’avvio di nuovi negoziati onde evitare l’applicazione dei dazi. Questa volta però gli americani e i cinesi sono andati fino in fondo e Donald Trump ha chiesto al suo rappresentante al Commercio “di individuare 200 miliardi di dollari di beni cinesi da sottoporre a ulteriori dazi del 10%”.

Anche se i movimenti sono difficili da interpretare in una settimana tra l’altro più breve per via dell’Independance Day americano, permane un’impressione di disordine con i mercati che non sanno più in che direzione muoversi.

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