Punto di inflessione?

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L’argomento della settimana del 17 settembre

a cura di Olivier de Berranger – Chief Investment Officer

In pochi ci avrebbero scommesso all’inizio dell’anno eppure, a prescindere da quanto potrebbe succedere entro fine 2018, la tematica dell’anno sarà proprio la “guerra commerciale”. A questo punto non c’è più spazio per i morigerati a metà strada tra i fautori del proseguimento dell’escalation che, a medio termine, impatterà pesantemente la crescita mondiale, e coloro più propensi a pensare invece che, in vista delle elezioni di midterm, Donald Trump alzerà un po’ per volta il piede dall’acceleratore e cercherà forse un accordo di cui potrebbe andare orgoglioso con la Cina.

Siamo allineati sulla seconda posizione che sembra essere accreditata dai trend registrati nelle ultime settimane. Da un lato si riuniranno nuovamente a breve i rappresentanti americani sotto la guida del Segretario di Stato al Tesoro, Steven Mnuchin, con i loro omologhi cinesi capeggiati dal vice-premier Liu He. Un primo incontro tra i due lo scorso maggio era stato a un passo dal portare a un accordo… prima che intervenisse l’ennesimo tweet del Presidente americano. Questo nuovo confronto potrebbe rivelarsi più produttivo. Dall’altro, al termine il 5 settembre del periodo di consultazioni pubbliche, si temeva l’annuncio da parte degli Stati Uniti di altri dazi su 200 miliardi di dollari di prodotti cinesi aggiuntivi.  Non è però andata così. D. Trump, oltre a non aver più menzionato questo importo, ha utilizzato il termine “accordo” in un recente tweet dai toni sempre veementi.

Ne è emerso un netto rimbalzo degli asset emergenti, i grandi perdenti di queste tensioni commerciali. Che sia il segnale di un punto di inflessione mentre alcuni indici azionari emergenti, nelle ultime settimane, sono ufficialmente entrati nel bear market? E’ ovviamente troppo presto per poterlo dire, a maggior ragione visto il carattere imprevedibile di Trump. Ad ogni modo, un accordo tra la Cina e gli Stati Uniti porterebbe a una ridistribuzione delle carte sui mercati e alla correzione di alcuni eccessi registrati in corso d’anno.

Tra il dollaro e le azioni americane growth, tecnologiche in particolare, sovracquistati e gli asset emergenti (azioni, obbligazioni e valute) nonché i titoli value europei sovravenduti, gli scostamenti sono oggi tali che una distensione nella guerra commerciale genererebbe probabilmente rotazioni relativamente violente, tanto più a fine anno, periodo tradizionalmente favorevole allo scopo.

Un modo per dare nuovo lustro a un anno borsistico fino ad oggi molto controverso che non dissiperà però tutte le incertezze riferite, tra l’altro, agli asset emergenti. Molto probabilmente, il rischio legato all’impatto della normalizzazione monetaria della Fed è stato finora minimizzato anche se il rialzo dei tassi potrebbe sostenere la tematica value nei paesi sviluppati.

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